Il video musicale di Mondo Marcio e Mina "Un bacio? Troppo poco" (album Nella bocca della Tigre) ha avuto come location le sale del Museo Ipogeo Spartano e Casa della Marchesa de Beaumont entrambi siti nel borgo antico di Taranto e gestiti dall'associazione culturale Filonide
Le location sono state scelte dopo una accurata ricerca in tutta la Puglia per la bellezza degli ambienti ipogei
Il video, pubblicato nel luglio 2014 su Youtube/EVO, ha raggiunto quasi un milione di visualizzazioni e mostra la vera faccia di Taranto: quella nobile, artistica e culturale.
Le donne spartane in Grecia erano le uniche che si allenavano all'arte della guerra per avere sempre un fisico perfetto, era credenza comune che da un fisico sportivo sarebbero nati poderosi guerrieri. Tutto ciò non mortificava la dimensione della bellezza tanto apprezzata in quella cultura.
Abbiamo sognato, immaginato, lavorato, insistito, 15 anni di dedizione con un obiettivo in mente, il ricongiungimento fra madre e figlia Taranto-Sparta. Abbiamo varcato monti e mari, raggiunto improbabili paesi con il nostro verbo, abbiamo ricevuto onori e riconoscimenti, persino ad Islamabad vi sono cartelli con le colonne greche di Taranto, abbiamo parlato lingue sconosciute, ci siamo relazionati con le genti del mondo, abbiamo corso pericoli, abbiamo vissuto momenti entusiasmanti, abbiamo speso fiumi di danari, siamo stati osteggiati, siamo stati oggetto di malevoli attenzioni ma gli spartani non abbassano mai lancia elmo e scudo, siamo sempre usciti vincitori.
Quei paesi del mondo ora conoscono la nostra storia e le gesta di un manipolo di consapevoli folli sognatori figli di una città per tanti anni senza identità.
Noi a Sparta ci siamo stati e ci ritorneremo viaggiando insieme con i fratelli greci e riabbracceremo gli eredi dei nostri progenitori sedendo per la seconda volta dopo 2721 anni su quegli scranni che mai nessun tarantino aveva avuto l'onore di sedere. Accoglieremo la delegazione spartana, ospitandola, nel nostro stile con tutto l'affetto e dedizione che merita perchè noi siamo loro e loro sono noi, come gli antichi fratelli guerrieri abbracciavano, difendevano ed anche morivano per un'idea: la loro CITTA'.
Questa è la voce sacra della VERITA'...siamo felici.
La chiave di volta del turismo a Taranto oltre ai beni naturalistici, è la storia e l'archeologia come testimonia la presenza dei nostri reperti in tutti i musei del mondo. Conoscere e prendere coscienza della nostra straordinarietà è operazione d'obbligo usando tutti gli strumenti che media e tecnologia ci mettono a disposizione. Diffondere diffondere diffondere...divulgare divulgare divulgare..e la bellezza prevarrà sulla barbarie.
Non ci siamo dimenticati di impegni presi e riteniamo il gemellaggio Taranto Sparta una tappa fondamentale per il rilancio e la riconversione economicoculturale della città. Il centro culturale Filonide continua a porre in primo piano questo impegno.
La trandizione della processione di San Cataldo a Taranto vista da una location privilegiata, casa de beaumont bonelli bellacicco nel borgo antico di Taranto
Leggere di un bravo attore e autore, sapere del suo impegno civile, nonché scoprirlo davvero bravo, induce a ricercare. Lo fai con una punta di nostalgia, anche se non lo hai conosciuto, dovendo digerire l’idea che non ci sia più. E allora ti concentri su quel che ha fatto.
Daniele Serra, di lui si parla, conosciuto grazie a FILONIDE, merita approfondimenti, di non essere dimenticato
Daniele Serra, giovane e bravo attore nato a Taranto e poi trasferitosi a Roma è stato strappato all’affetto dei suoi cari da un incidente stradale,una settimana prima di morire nel luglio 2008 aveva portato sul palcoscenico del Centro Culturale “Filonide” il suo “NATO a Taranto” , rappresentazione teatrale originale, tutta centrata su Taranto, il suo passato, il suo presente di base Nato e il suo futuro di città a rischio di incidente nucleare
Noi di Filonide aggiungiamo che l'incommensurabile Daniele è stato il più grande attore autore tarantino contemporaneo. Abbiamo avuto l'onore di ospitare la sua ultima rappresentazione teatrale nell'ipogeo prima di morire. Rimarrà sempre nei nostri cuori.
La fama di alchimista e audace sperimentatore di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre duecentocinquant’anni, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal principe di Sansevero.
In realtà, il Cristo velato è un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra, come si può constatare da un’osservazione scrupolosa e come attestano vari documenti coevi alla realizzazione della statua. Ricordiamo tra questi un documento conservato presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, che riporta un acconto di cinquanta ducati a favore di Giuseppe Sanmartino firmato da Raimondo di Sangro (il costo complessivo della statua ammonterà alla ragguardevole somma di cinquecento ducati). Nel documento, datato 16 dicembre 1752, il principe scrive esplicitamente: “E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo…”. Anche nelle lettere spedite al fisico Jean-Antoine Nollet e all’accademico della Crusca Giovanni Giraldi, il principe descrive il sudario trasparente come “realizzato dallo stesso blocco della statua”. Lo stesso Giangiuseppe Origlia, il principale biografo settecentesco del di Sangro, specifica che il Cristo è “tutto ricoverto d’un lenzuolo di velo trasparente dello stesso marmo”.
Il Cristo velato è, dunque, una perla dell’arte barocca che dobbiamo esclusivamente all’ispiratissimo scalpello di Sanmartino e alla fiducia accordatagli dal suo committente. Il fatto che l’opera sia stata realizzata da un unico blocco di marmo, senza l’aiuto di alcuna escogitazione alchemica, conferisce alla statua un fascino ancora maggiore.
La leggenda del velo, però, è dura a morire. L’alone di mistero che avvolge il principe di Sansevero e la “liquida” trasparenza del sudario continuano ad alimentarla. D’altra parte, era nelle intenzioni del di Sangro – in questa come in altre occasioni – suscitare meraviglia: non a caso fu egli stesso a constatare che quel velo marmoreo era tanto impalpabile e “fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.
8 anni fa se ne parlava nell'ipogeo ora museo spartano di Taranto
Il Palio di Taranto 2015, una manifestazione consolidata negli anni che è diventato evento che va al di la dei confini provinciali. Quest anno i simboli spartani campeggeranno sulle barche dei vogatori di Taranto come riesumazione delle antiche abilità della Taranto che fece meravigliare il mondo. La cultura vien dal mare e Falanto lo spartano fondatore di Taranto sbarcò con i suoi uomini esattamente lungo il percorso della gara. Onore e merito al nostro equipaggio che come sempre affermerà il valore delle nostre origini.