martedì 10 gennaio 2017

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Taranto ed i Dioscuri


Rituali di guerra: i dioscuri a Taranto e Sparta


Stipe = Stipe: in archeologia, lo scarico di oggetti votivi e di varia natura rinvenuti in depositi e cumuli. Quando la quantità delle offerte alla divinità diventava eccessiva, il materiale di minore valore veniva depositato in una fossa nei pressi del luogo di culto e sepolto per non essere profanato.



D.3.g.12
,Piazza Marconi, 3 frr. su 136, 
LIPPOLIS
1995, p. 113.
08.Stipe D.3.g.13
,Via Leonida 76, 37 frr. su 253,
  LIPPOLIS
1995, pp. 113-114.
09.Stipe D.3.g.16
,Via Minniti, tra v. Oberdan e v. Mazzini, 129 frr. su 135 coroplastici + 89 frr. di vasivotivi; 6 frr. altro (recumbente 2, ceramica e varia), 
LIPPOLIS
1995, pp. 114-115.
10.Stipe D.3.g.19
,Proprietà Cacace, 9 frr. su 147 (contesto incompleto),L IPPOLIS
1995, pp. 115-116.
11.Stipe D.3.g.21
,II bacino di carenaggio, 6 frr. su 54, 
LIPPOLIS
1995, p. 116.
12.Stipe D.3.g.22
,II bacino di carenaggio, 1 fr. su 130, P
LIPPOLIS
1995, pp. 116-117.
13.Stipe D.3.g.25
,Proprietà Lo Jucco, Masseria Tesoro, 168 frr. su 168 + 32 anfore, 
LIPPOLIS
1995, pp. 117-118.
14.Stipe D.3.g.32
,Via Crispi 78, 2 frr. su 159,
LIPPOLIS
1995, pp. 119-120.
15.Stipe D.3.g.34
,Via Icco, 1 fr. su 62,
( Da  http://www.filonidetaranto.it/2015/04/i-dioscuri-taranto.html )


Dioscuri Mitici figli di Zeus (Διὸς κοῦροι), di nome Castore e Polluce, generati insieme con Elena dall’uovo di Leda, congiuntasi con Zeus trasformato in cigno. Compivano le loro gesta sempre uniti: Castore domatore di cavalli, Polluce valente nel pugilato. Ambedue furono considerati divinità benefiche e salvatrici. Erano anche protettori dei naviganti nelle burrasche. Fra le gesta loro attribuite, la liberazione della sorella Elena rapita decenne da Teseo; la partecipazione alla spedizione degli Argonauti; la caccia del cinghiale Calidonio. Il mito più popolare era il ratto delle Leucippidi, in cui Castore fu ucciso dagli Afaridi; Polluce pregò il padre Zeus che mandasse la morte anche a lui, ma Zeus gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità in favore del fratello. Così i due vivono insieme alternativamente un giorno nell’Olimpo e un giorno nel regno dei morti.
A Sparta i D. presiedevano alle gare equestri e agli agoni ginnici, ed ebbero feste in tutta la Grecia. Furono venerati anche in ambiente latino-romano col nome di Castori (Castores): ebbero culto speciale a Lavinio, a Tuscolo e in Roma. La festa annua in Roma in onore dei D. si celebrava il 15 luglio, anniversario della battaglia del Lago Regillo (499 o 496 a.C.), cui, secondo la leggenda, presero parte.
L’arte antica li ha raffigurati generalmente nudi, con mantello dietro le spalle; in testa portano il pileo conico sormontato da una stella; hanno in mano la lancia. Sono rappresentati sia a cavallo, sia accanto al cavallo che tengono per il morso.
( Da enciclopedia Treccani)





lunedì 9 gennaio 2017