lunedì 2 maggio 2016

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Centro storico Taranto: l'economia alternativa cresce e si afferma

Come sapete noi operiamo con i fatti e non con parole, cabine di regia, promesse e indefiniti verbi al futuro. 

Ecco un riassunto fotografico dei visitatori al Museo Ipogeo Spartano nell'ultima settimana. 
Abbiamo indirizzato i nostri visitatori in hotel, B&B e ristoranti. 

Nel centro storico di Taranto la famosa economia alternativa di cui tutti parlano esiste già e non la vede solo chi non la vuole vedere.








venerdì 29 aprile 2016

martedì 26 aprile 2016

venerdì 22 aprile 2016

sabato 16 aprile 2016

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Primo Maggio Taranto 2016. Aperture straordinarie del Museo Spartano per la settimana culturale


Il Museo Spartano di Taranto aderisce al cartello di manifestazioni culturali (Riconversioni) che precede il Primo Maggio di Taranto 2016 organizzata dai Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.

Aperture straordinarie del Museo Spartano di Taranto - Ipogeo Bellacicco per offrire ai visitatori uno spaccato dei 2700 anni di storia di Taranto.

La visita all'ipogeo che ospita il museo (800 mt quadri totali per 14 metri di profondità) è infatti una passeggiata nella storia che va dal 706 a.C data di fondazione della città da parte dei coloni greci fino al XVII sec.

Il tour prevede anche la visita al tunnel al mare che collega l'ipogeo con la battigia del mar grande al di sotto della ringhiera del borgo antico di Taranto.

Date dell'apertura straordinaria per PrimoMaggioTaranto 2016:

Sabato 30 Aprile -->inizio tour ore 11.00 (primo turno) e 19.00 (secondo turno)
Domenica 1 Maggio -->inizio tour ore 11.00 (unico turno)




Il Museo è sito nel centro storico di Taranto in C. Vittorio Emanuele II n 39 (ringhiera mar grande)

Per info, costi e prenotazioni: 330438646 museospartanotaranto@gmail.com

Clicca qui per visualizzare tutte le altre manifestazioni nel programma di Riconversioni

venerdì 15 aprile 2016

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Sparta antica

Sparta e Arte
Σπάρτη και Τέχνη
Sparta and Art

Sparta (Σπάρτη, Λακεδαίμων) - Situata ai piedi del Taigeto, presso la riva dell'Eurota, l'antica S., capitale della Laconia e geloso baluardo dei Dori, occupava una vasta area irregolarmente elissoidale, a N della cittadina moderna che ne porta ancor il nome. Della celebre metropoli, fondata intorno al XII-X sec. da un gruppo di Achei (che poi furono detti Dori), nella zona di precedenti insediamenti micenei, e chiamata indistintamente con i due nomi di S. e di Lacedemone (in età più antica il primo con preferenza nel linguaggio poetico), si ignorava la topografia e non erano visibili che miseri avanzi prima che la Scuola Britannica vi iniziasse, nel 1906, l'esplorazione, tuttora in corso.
Solo molto tardi l'abitato fu cinto di mura; quelle di cui resta ora qualche traccia, e che dovevano rinchiudere un'area di circa 9 km, sono formate da uno zoccolo di pietra con sovrastruttura in mattoni cotti al sole e, al disopra, per protezione contro la pioggia, delle tegole: nei loro tratti più antichi, esse appartengono all'inizio del III sec. a. C. (costruite probabilmente dopo l'attacco di Demetrio Poliorcete).

Presso le mura, nella zona S-E della città, ai piedi di uno stretto sperone roccioso sull'Eurota, sono stati messi in luce i resti del santuario di Artemide Orthìa o Limnàion. La sua complessa storia occupa oltre dodici secoli ed è testimoniata da notevoli avanzi architettonici e da preziose offerte votive. La fondazione è probabilmente contemporanea all'arrivo dei Dori sulla riva settentrionale dell'Eurota e alla fondazione dei quattro villaggi dorici e di S., e risale pertanto al 900 a. C.

I vari periodi sono stati così distinti: 1) strato più antico di circa 30 mq con cenere, terra nera, frammenti di vasi protogeometrici, frammenti di bronzo ormai informi, qualche osso, un piccolo tratto di muro di destinazione incerta; nessuna traccia di altare. 2) Impianto di un santuario di circa 1500 mq chiuso da un muro di peribolo e pavimentato con ciottoli di fiume; con i resti di due altari, di cui uno precedente l'altro, il secondo dei quali è contemporaneo ad una parziale demolizione del muro del tèmenos; l'assenza di edifici attesta un culto ancora svolgentesi all'aperto (IX-VIII sec. a. C.). 3) Verso l'8oo circa rimozione del vecchio peribolo, ampliamento del tèmenos, costruzione di un nuovo altare e di un primo piccolo tempio con ortostati in pietra ed alzato in fango e legno. L'orientamento del tempio secondo l'altare precedente dimostra che quest'ultimo era ancora il principale edificio del santuario. Nell'interno il tempio era diviso in due navate da una fila centrale di colonne o pilastri lignei; nell'angolo S-O sono i resti di una base (per la statua di culto?). Il tetto era coperto con tegole di fango, ma nel VII sec. subì un rinnovamento cui appartengono probabilmente delle tegole fittili rotonde con lunulae dipinte. Lo xòanon di Artemide Orthìa, riprodotto da numerose figurine in terracotta e in osso, rappresentava la dea vestita di peplo e col capo adorno di una corona di foglie. L'ampliamento del santuario in questa terza fase della sua vita corrisponde probabilmente all'allargamento territoriale di S. verso Amyklai e all'istituzione del doppio regno, creato, forse, in collegamento con il duplice possesso di S. e di Amyklai. I ritrovamenti di ceramica sono ancora geometrici e subgeometrici (ceramica protolaconica). 4) Verso il 6oo a. C. il vecchio tempio fu distrutto ed al suo posto sorse un grande edificio probabilmente in antis; il frontone era forse ornato con due leoni affrontati in pietra vivacemente colorati, di cui sono stati rinvenuti dei frammenti. Il tèmenos fu ampliato e circondato da un nuovo muro. 5) Nel II sec. a. C., probabilmente in occasione del rinnovamento della costituzione di Licurgo, il tempio fu restaurato e doveva apparire quale fu rappresentato in una stele dell'epoca (stele di Xenokles al museo). 6) In età tardo-romana (III sec. d. C.) di fronte al tempio fu costruita un'orchestra o arena circolare, ove si svolgevano le cerimonie sacre alla dea. Molta luce sull'arte e sui costumi spartani ha gettato l'enorme quantità di materiale proveniente dallo scavo del santuario: acroterî a disco in terracotta dipinta (VII sec. a. C.), una serie ininterrotta (dal IX al IV sec. a. C.) di figurine fittili votive, per lo più a stampo, con immagini di Artemide Orthìa stante, o come pòtnia theròn, maschere di vecchie donne, giovani, ritratti, satiri, caricature (VII-III sec. a. C.) usate probabilmente nelle danze in onore di Artemide; bronzi, avorî intagliati (placche in rilievo con animali araldici, scene mitologiche, figurine di Orthìa, suppellettili) di fattura locale ma con ascendenti nell'Oriente fenicio, donde giungeva il materiale grezzo (la produzione cessa infatti intorno al 6oo a. C. con la caduta di Tiro); figurine in piombo, dapprima molto sottili e poi più plastiche e variate (VIII-IV sec. a. C.), ricchissimo materiale ceramico di età geometrica, subgeometrica e laconica nelle sue varie fasi.

L'acropoli di S. sorgeva a N-O del santuario di Artemide, sul colle di Paleocastro, ove ancora oggi sussistono i resti di una cinta tardo-romana (III-IV sec. d. C.) e bizantina (VIII sec.). Qui, sullo sperone occidentale dell'altura, si estendeva l'altro celebre santuario, dedicato ad Atena Chalkìoikos; la tradizione lo voleva fondato da Tindaro e dai suoi figli e completato dall'artista locale Gitiadas, che l'avrebbe adornato dell'immagine della dea e di splendide porte bronzee (metà del VI sec. a. C.?). Dell'architettura non restano che pochi avanzi murarî di epoca geometrica, arcaica (sacello o tesoro del VII, portico del VI sec.), classica e cristiana, mentre numerosi anche qui sono stati i ritrovamenti di oggetti di culto (due statuette bronzee di Atena della fine del V sec., un gorgonèion, figurine in terracotta, frammenti di vasi, ecc.).

Poco più in basso del santuario sono i resti di un teatro, costruito in età ellenistica, rifatto nel I sec. d. C., successivamente rimaneggiato e distrutto infine dai Goti nel 396 d. C. Dalla pàrodos E, sul cui muro di costruzione sono incise le liste dei magistrati spartani del 100-150 d. C., una massiccia gradinata conduce al diàzoma, mentre ad O, al posto simmetrico, c'era una skenothèke che, nel 300 d. C., fu sostituita da un ninfeo.

L'agorà era ad E del teatro. Fra gli altri monumenti spartani vanno menzionati il santuario di Elena e Menelao (Menelàion) su un colle presso l'Eurota (Therapne), ove è attestato un culto fin dall'inizio del I millennio e che attualmente si presenta con i resti di un piccolo tempio del V sec. a. C., costruito su una terrazza lastricata a cui si accede mediante una rampa. Ne provengono frammenti di vasi, terrecotte con una donna a cavallo (Elena), guerrieri, figurine in piombo, ecc. Il cosiddetto Leonidaion era nella zona S-O della città antica, e tracce di un heròon e di un altare (supposto di Licurgo) sono presso un ponte, forse augusteo, sull'Eurota. All'abitato romano presso l'acropoli appartengono ancora un portico, decorato internamente di esedre, delle terme e delle case, alcune delle quali con bellissimi mosaici di età imperiale (II-III sec. d. C.).

L'arte spartana, quale si è venuta delineando attraverso i copiosissimi ritrovamenti dell'Artemision e gli altri nella città e anche al di fuori del suo territorio, appare acquistare una sua individuale fisionomia solo nel VII sec. a. C. In epoca geometrica e protoarcaica (pressocché inesistenti sono i ritrovamenti micenei) non vi è nessuno stile peculiare degli Spartani, cioè dei Dori, ma questi si uniformarono allo stile dei propî predecessori, gli Achei; infatti i ritrovamenti della dorica S. e quelli della achea Amyklai sembrano appartenere ad una medesima facies stilistica. Il mutamento politico avvenuto nel VII sec., col quale S. subordinò ogni attività politica e privata al consolidamento dello stato, alla educazione e alla disciplina militare dei cittadini, determinò anche nelle arti figurative la formazione di un nuovo stile, quello spartano, che in poesia veniva contemporaneamente espresso dai canti di Tirteo. Lo testimoniano una serie di volti femminili decoranti i manici di brocche in bronzo, secondo alcuni (Langlotz, Homann-Wedeking) la testa di Hera da Olimpia, che i confronti con la microplastica farebbero attribuire ad un artista spartano (secondo il Poulsen si tratta invece di un'opera strettamente legata all'arte spartana, ma non spartana), una serie di statuette nude di fanciulle, statuette maschili, ecc.: tutte caratterizzate da una certa durezza dei tratti, dai corpi e dai volti stretti e allungati, dall'asimmetria del volto e dal particolare rilievo delle sopracciglia. Databile all'inizio del VI sec. è una base di stele, da Magoula, in forma di piramide con rilievi: Zeus e Hera (?) Menelao e Elena (?) (museo di Sparta); seguono rilievi sepolcrali che proseguono fino in età ellenistica, il più noto dei quali è il rilievo da Chrysapha ora a Berlino, che rivela qualche influsso ionico (550-530 a. C.) (C. Blümel, Griech. Skulpt., Berlino 1940, i, pp. 11-13, tavv. 22-24). I ritrovamenti nel santuario di Artemide Orthìa hanno confermato l'attribuzione alla Laconia di quella ceramica detta Cirenaica o Laconica, che succede alla ceramica protogeometrica (VII sec.), ha il suo massimo fiore nel VI sec. e inizia la propria decadenza con la seconda metà del VI sec. a. C. (v. laconici, vasi).

All'arte spartana, ma più che a quella della madrepatria a quella delle sue floride colonie occidentali, è stato attribuito il grande cratere di Vix (v.; museo di Chatillon-sur-Seine). Pausania ha tramandato il nome di scultori famosi di origine spartana, che dovettero operare nel VI sec. e crearono statue e sculture in Olimpia: Dorykleidas, Medon, Hegylos e il figlio Theokles, Dontas (Paus., v, 17, 1-2; vi, 19, 8; vi, 19, 14) e quel Gitiadas, architetto e maestro della fusione che lavorò nel tempio di Atena Chalkìoikos e ad Amyklai (Paus., iii, 12, 2; 18, 7; iv, 14, 2).

Nella prima metà del V sec. l'arte spartana si accosta a quella eginetica e anche a quella attica severa; appartengono a quest' epoca una serie di bronzetti, di rilievi (stele del pèntathlos Ainetos dall'Amyklaion) e il cosiddetto Leonida, (v.), una statua di guerriero (480-70), trovata nella zona del santuario di Artemide Chalkìoikos.

Con il V sec. si estingue la tradizione di una scuola spartana; lavorano a S. Mirone, Policleto, Klearchos, ecc., e la produzione artistica indigena viene assorbita nella koinè peloponnesiaca.

La cultura a Sparta

Per quanto riguarda la poesia e la musica, nel VII secolo a.C., alla stessa epoca in cui si formano lo stato e le sue istituzioni, Sparta è un centro di grande fervore creativo, che riesce a fondere la propria tradizione con quelle provenienti da altre aree geografiche, attirando artisti di diversa origine. Le feste religiose tradizionali erano solennizzate con l'organizzazione di agoni per gare solistiche di canto accompagnate dalla cetra (citarodia) e con l'affidamento dell'istruzione dei cori (la corodidascalia) a compositori di origine per lo più straniera. Soprattutto al nomos citarodico solistico dette il suo contributo Terpandro. Una delle invenzioni da lui introdotte riguardò la sostituzione della cetra dorica a quattro corde con quella lidia e lesbica a sette corde (eptacordo). A lui Pindaro inoltre attribuisce l'invenzione di un altro strumento musicale: il barbitos. Taleta fu il fondatore della seconda Scuola musicale e il primo che istituì le Gimnopedie, per le quali avrebbe composto dei peani. Nella sfera del canto apollineo e in una gamma musicale da lui stesso "escogitata" (quella "italica"), si cimentò Senocrito di Locri Epizefiri. I massimi esponenti della lirica a Sparta furono però Tirteo e Alcmane: il primo cantore dei valori militareschi che avrebbero condotto la città alla futura egemonia sulla Grecia; il secondo autore invece di gioiosa liriche amorose che furono utilizzate nelle feste religiose. Tirteo e Alcmane, come Terpandro, non erano originari di Sparta, che riusciva ad attirare e utilizzare talenti artistici del massimo livello di varia provenienza.

Mentre nel settore della lirica e della musica l'apice viene raggiunto nel VII secolo, nel campo delle arti figurative i migliori risultati sono raggiunti da Sparta nel secolo successivo, al quale appartengono, tra gli altri, lo scultore Bathykles e l'architetto Teodoro di Samo. Nello stesso VI secolo ceramiche e lavori in avorio e in bronzo di fattura spartana sono stati trovati in tutto il Mediterraneo e anche oltre.

La cultura incoraggiata a Sparta era tuttavia solo quella utile allo stato: non rientravano in questa categoria, nella mentalità dei Lacedemoni, prodotti culturali come la filosofia, la storiografia o il teatro. Rispetto al resto del mondo greco a Sparta si studiava e si scriveva decisamente di meno.

Dal V secolo a.C. in poi la creatività spartana si esaurì anche nell'ambito poetico e musicale: queste forme d'arte continuarono ad essere usate (ad esempio le formazioni oplitiche spartane, a differenza degli altri eserciti dell'epoca, affrontavano i nemici con una lenta marcia accompagnata da canti e dal suono dei flauti), ma per i bisogni dello stato bastò continuare ad usare le vecchie composizioni.

L'ambiente culturale e sociale di Sparta

Il carattere conservatore della costituzione e l'impostazione militare della società di Sparta non contrastarono la nascita della poesia lirica, che anzi trovò svariate occasioni e molteplici luoghi dove manifestarsi (feste, banchetti, varie circostanze della vita militare). Diversamente da quanto avveniva nel mondo ionico, il poeta non era la voce di una associazione di nobili o di una figura isolata, ma l'individuo-cittadino che metteva a disposizione della città-stato la propria arte. Per questo a Sparta e in tutto il mondo dorico prevalse di gran lunga l'esecuzione corale su quella monodica, tipica invece della Ionia (come dimostra il fatto che il dialetto usato dai lirici corali, anche in età posteriori, restò quello dorico).

Le figure significative della lirica

All'inizio dell'VIII secolo si collocano due poeti di cui sappiamo pochissimo: Terpandro di Lesbo, inventore della cetra a sette corde, e Taleta di Cortina, fondatore delle Gimnopedie (feste religiose istituite a Sparta nel 668 a.C.). Essi però diedero inizio alla produzione poetica e musicale nell'area dorica esaltando il particolare stile di vita morigerato e semplice dei Lacedemoni. Più noti suonano i nomi di Tirteo e Alcmane, entrambi vissuti nella seconda parte del VII secolo a.C., a cui si affianca la produzione epica locale del poeta Cintone (sec. VII-VI a.C.).

Con il sec.VI a.C. la creazione letteraria e la vita culturale si impoverirono a causa delle durissime battaglie, combattute per lo più contro Atene, nello sforzo di conservare la precaria stabilità politica ed economica, minata dall'emergente potenza ateniese. La stretta sorveglianza dello stato sulla vita civile ostacolò in modo irreparabile la nascita di nuove espressioni artistiche, quindi anche in campo poetico si continuarono a recitare i versi dei due grandi poeti spartani, Tirteo e Alcmane, senza avere produzioni più recenti.

Η Σπαρτιατική Τέχνη


















 The common assumption that Sparta lacked artistic achievements is incorrect.

Pausanias, traveling through Sparta in the second century AD, recorded hundreds of significant buildings – temples, monuments, tombs, and public buildings – that were part and parcel of Spartan art and culture.

According to contemporary sources, Sparta was particularly renowned for its music and dance.

Spartan sculptors were active in pan-European sites such as Delphi and Olympia.

Spartan bronze works were coveted as gifts and imports.

Spartan poets were admired throughout the ancient world – and it was one of these who wrote the first recorded heterosexual love poems known today.
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Architectural Monuments

Spartan vase Looking first at architecture, Sparta was distinguished by its early democracy and prosperity, and by the fact that it was unconquered and unplundered until relatively late in ancient times. In short, its monuments were built early and there was no compulsion to replace them. (We should not forget that the splendor of the Athenian Acropolis is largely a function of the fact that the Persians destroyed all the older temples on the site. As a result, Pericles was able to carry out a comprehensive modernization of the entire Acropolis at the very pinnacle of Athenian power, wealth, and artistic prominence.)

Sparta did have buildings and temples, however, that were greatly admired in their own time. The most significant of these were the Menelaion and the Amyklaion. The Menelaion, which dates from roughly 700 BC, was erected as a monument or temple to Menelaos and Helen. It is located near the remains of a Mycenaean palace – allegedly the palace of Menelaos – dating roughly from the 15th century BC. The Amyklaion was admired by ancient historians as the most significant temple in all Lacedaemon. It was built in Sparta's Golden Age – the 6th century BC. This temple contained a massive bronze statue of Apollo surrounded by colonnades and stoa. Particularly worthy of mention is also the Spartan Assembly Hall, a monumental stoa built in the mid-6th century and greatly admired by visitors to Sparta. The Persian Stoa, built after the victory over the Persians in the 5th century, was later added as a counterpart on the agora and was also significant. In short, the city of Sparta had a rich, varied, and yet urban character – despite the disparaging remarks made by Thucydides.

Sculpture and Crafts in Bronze, Ivory, and Terra Cotta

There is now significant archaeological as well as historical evidence that Sparta enjoyed an artistic Golden Age from roughly 650 to 550 BC. In this period, its artistic achievements were renowned throughout the known world. At this time, Spartan sculptors were active not only at home but also in cultural centers such as Olympia and Delphi; at least nine sculptors are known by name. Spartan bronze products were of such high quality that they were viewed as valuable diplomatic gifts and found their way to the far corners of the earth. Laconian pottery was, for a period of roughly 100 years, sufficiently valued to be a significant export commodity. Beautiful examples of Laconian pottery still exist, providing sufficient evidence of the very high quality of both the pottery and the painting – even if classical Corinthian and Athenian vases and painting demonstrate a yet higher quality a century later. Laconian ivory work was another export product, reflecting the high quality of the craftsmen.

Poetry, Music, and Dance

Without doubt, Sparta was most renowned in its own time for its poetry, music, and dance. We know of four Spartan poets and lyricists whose works were admired throughout the ancient world, although only fragments of their work have survived the centuries. We know that people traveled great distances to witness the choral and dance contests of the Spartans at their various festivals, particularly the Gymnopaedia and the Hyakinthia. It is also recorded that the Spartans advanced into battle singing. Yet, as with all ancient Greek music and dance, nothing remains for the modern observer to grasp. It is left to our imagination.

amm. [Μ.Δ.]


Tratto dal sito Magna Grecia commonwealth

domenica 10 aprile 2016

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Taranto e Sparta unite nello sport. Le t-shirt del Museo Spartano di Taranto vestono la squadra di Sparta


Taranto e Sparta unite nello sport. Questa è la dicitura riportata in greco sul fronte delle magliette in edizione speciale che il Museo Spartano di Taranto ha inviato alla squadra dello Sparta Calcio e che la squadra greca sta utilizzando come maglia di rappresentanza.

L'augurio è che le due città possano essere sempre più unite non solo nello sport ma anche in ambito culturale, sociale ed economico.

In bocca al lupo Sparta Calcio e che la terra non tremi!

Museo Spartano di Taranto - Associazione culturale Filonide 



L'allenatore Antoniu e il DG Stavropulos