domenica 8 febbraio 2026

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Alla IA in Sanità insegneremo l’equità dell’Antigone di Sofocle?

La battaglia di una donna, Antigone, ha insegnato ad un uomo, il re di Tebe, che la Giustizia non si basa sul rispetto pedissequo di una legge ingiusta, bensì – quando necessario – nella sua trasgressione, poiché i diritti degli uomini sono superiori alle leggi degli uomini, quando queste ultime sono inique, ovvero non conformi alla Giustizia nel "suo ampio significato morale". 

Gentile direttore,

nel Novembre 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento  intitolato Artificial intelligence is reshaping health systems: state of readiness across the WHO European Region”, ovvero un report sui profondi cambiamenti della sanità europea legati alla progressiva diffusione dei sistemi di Intelligenza Artificiale.

Il suddetto documento identifica alcuni punti nodali legati all’utilizzo della IA in sanità, suddivisi in quattro macro-gruppi: giuridico-regolatorio (responsabilità, standard, supervisione), clinico-professionale (formazione, safety, automation bias), etico-sociale (equità, discriminazioni, consenso, fiducia), strutturale-economico (costi, interoperabilità, governance dei dati).

Una delle raccomandazioni citate nel documento – di carattere etico-sociale –  afferma che “devono essere affrontati anche i potenziali rischi, tra cui gli esiti iniqui per le popolazioni emarginate”.

La raccomandazione, condivisibile, ci conduce al concetto di iniquità, ovvero il contrario di equità, che è definibile come ciò che è “conforme alla giustizia nel suo ampio significato morale” (Treccani).

La distinzione tra ciò che è conforme alla giustizia (equità) e ciò che è conforme alla legge (legalità) è uno dei temi principali dell’Antigone, tra le più famose tragedie scritte da Sofocle nel V sec. a.C.

Antigone è una donna che decide di trasgredire ad una legge imposta da Creonte (re di Tebe), per poter dare degna sepoltura al cadavere del fratello Polinice, venendo da lui punita con il confinamento in una grotta sino alla morte. L’intera tragedia si basa sulla volontà di Antigone di trasgredire una legge iniqua, il divieto di sepoltura per i traditori stabilito dal re di Tebe, al fine di obbedire ad una legge superiore, ovvero quella imposta dagli Dei di onorare i defunti con riti religiosi.

L’epilogo è tragico: Antigone intrappolata nella caverna è destinata al suicidio, al pari del figlio di Creonte, Emone, promesso sposo di Antigone, e della moglie di Creonte, Euridice. A Re Creonte non resta altro che auto-maledirsi per aver imposto, con intransigenza, un decreto che si poneva in contrasto con i diritti degli uomini.

La battaglia di una donna, Antigone, ha insegnato ad un uomo, il re di Tebe, che la Giustizia non si basa sul rispetto pedissequo di una legge ingiusta, bensì – quando necessario – nella sua trasgressione, poiché i diritti degli uomini sono superiori alle leggi degli uomini, quando queste ultime sono inique, ovvero non conformi alla Giustizia nel "suo ampio significato morale". 

Ma come facciamo ad insegnare alla IA ad essere equa? L’IA non proviene dal cielo. Proprio perché “artificiale”, essa nasce dall’uomo ed è, pertanto, l’uomo che deve insegnare alla IA ad agire secondo Giustizia, “nel suo ampio significato morale”.

E qui sorgono i problemi. La moralità, intesa come “rispetto dei princìpi ritenuti giusti” (Treccani), è frutto di un coacervo di circostanze che interessano l’uomo in termini di formazione, educazione, temperamento, esperienza ed interazione con gli eventi della vita, il più delle volte casuali; parliamo, quindi, di un processo dinamico, soggetto a continui perfezionamenti.

Come facciamo a far in modo che la IA in sanità sia soggetta ad un analogo processo dinamico basato su interazioni di eventi e circostanze casuali, soggetto a mutevoli cambiamenti?

In altri termini, il medico (e la IA) deve essere solo un tecnico che studia ed applica acriticamente delle leggi biologiche prestabilite, oppure deve interpretarle ed orientare il suo operato sulla base di “princìpi ritenuti giusti”, soggetti a continua critica morale?

Un medico (e la IA) che ha imparato, nell’ambito della sua formazione (umana, professionale, politica) o della sua esperienza ad agire secondo dei principi morali, è più bravo, più efficace, più risolutivo rispetto ad un medico (ed IA) ragioniere che applica asetticamente degli schemi precostituiti?

Ed ancora, l’aver vissuto, nell’ambito delle proprie esperienze, un’ingiustizia od una prevaricazione, può essere considerato un evento determinante il modo di agire – nella cura degli altri - di colui il quale ha subito l’ingiustizia? Ma, in caso di risposta positiva, come facciamo a far provare alla IA quel senso di profonda indignazione tipico di chi assiste ad una ingiustizia?

Su questi temi il dibattito è aperto, ed è parte integrante della epocale transizione che le società moderne stanno attraversando con la IA. I legislatori stanno elaborando uno schema legislativo generale, all’interno del quale la IA possa operare, con auspicata equità.

I diritti innati degli uomini che Antigone difese nel V sec. a.C. non potevano essere contrastati dalla volontà degli uomini.  Antigone affermò che “tali leggi non sono di oggi, non sono di ieri. Sono leggi innate che vivono da sempre, nessuno sa quanto comparvero, né da dove. Ed a violarle non poteva indurmi la paura di nessuno fra gli uomini, per poi renderne conto agli Dei”.

Antigone ebbe la forza di essere giusta.  Riusciremo ad insegnare altrettanto alla IA?

Roberto Bellacicco

Medico in formazione specialistica in Medicina Legale

Ubicazione: Taranto TA, Italia

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